Pubblicato da: M.E. | 30 settembre 2010

Noi, così vicini agli Angeli

Il finto PROLOGO di “Noi, così vicini agli Angeli” – tratto da una bozza del 24 gennaio 2009

Ho cercato a lungo il titolo da dare a questo racconto. Perché noi non siamo come gli angeli, essi sono esseri superiori agli umani. Fondamentalmente diversi da noi, appartengono ad una altra razza o almeno così pare. Noi angeli lo diventeremo mai ? Si dice di sì, se siamo stati particolarmente buoni e meritevoli, se abbiamo salvato vite umane sacrificando la nostra, se siamo un esempio fulgido per qualcun altro e lo saremo sempre. Figlia di Dio ? Non volevo peccare di immodestia nel dire a tutti che io sono la sorella di Gesù’. Tutti siamo figli di Dio, proprio come lo era Gesù; ma lui lo mettiamo su un piano più alto, irraggiungibile, uno che ha sacrificato la propria vita per amore degli altri, dei perfetti sconosciuti, che lo odiavano, lo hanno fatto passare per pazzo, lo hanno tradito, lo hanno venduto per 4 monete. Teoricamente siamo tutti Figli di Dio, in pratica sono molte le persone che lo prendono a modello, a ideale, ma pochissimi gli somigliano. In genere noi non vogliamo arrivare a tanto, preferiamo volare bassi e sopravvivere, difficilmente qualcuno ci descriverà come un angelo o come un vero figlio di Dio. Ma anche noi siamo esseri speciali e la nostra storia, la nostra vita hanno per qualcuno un senso unico e particolare.

Molti perdono la speranza durante il tragitto, molti… anche a me è successo abbastanza spesso.

Ma di quando in quando capita il miracolo che ci fa venire voglia di andare avanti, chissà perché….me lo sono chiesta spesso.

E’ vero che ci sentiamo diversi dagli altri, siamo unici e irripetibili, ma questo non deve darci il diritto di ripeterlo sempre. Perché costruire un muro inaccessibile intorno a noi ? Perché isolarci ?

L’amore, quello vero, quando lo si incontra è un tesoro che va tenuto da conto. Spesso chi ci ama davvero ci fa riflettere, andando a segno su qualcosa che non avevamo visto dentro di noi.

Vorremmo chiudere per sempre il libro del nostro passato. Chiuderlo per sempre.

Se lo faremo, lo faremo ad un patto. Non ne parleremo mai più con lui o con lei ma scriveremo un libro, un’autobiografia, attraverso la quale lanceremo i nostri sassi e ce ne liberemo. Con lui o con lei abbiamo iniziato a scrivere un nuovo libro, una nuova storia.

Ma lei o lui non vuole che questa sia una nuova storia, almeno non per il momento. Lei o lui vuole che questa sia semplicemente una pagina, una nuova pagina.

Una pagina bianca da scrivere da zero. Anche se fa parte dello stesso libro. Ma il nostro singolare libro è ormai sudicio e malconcio, non ha pagine bianche abbastanza ordinate da contenere quello che lui o lei vogliono.

Per questo ora, abbiamo preso un nuovo libro, un libro attraverso il quale ripartire da zero. L’altro, non appena sarà scritto, entrerà a far parte della nostra polverosa biblioteca.

Chi siamo noi in realtà ? Che senso ha la nostra vita ? Chi di noi non si è posto, almeno una volta nella vita, questa domanda ? Ed io che me la ripeto quasi ogni giorno, sono anormale dunque ? Qualcuno ci ricorda che: La semplicità è il modo attraverso il quale si esprimono i grandi. Se abbiamo sempre inneggiato al valore della semplicità e venivamo derisi soprattutto da quella parte dell’Italia fatta di pseudo-intellettuali, i quali invece di cercare la loro verità preferivano confondere le acque con i loro turpiloqui e le loro seghe mentali e riempire le loro pagine di citazioni e citazioni di altri, dimostrando in effetti di non saper scrivere.

Noi, con il pensiero, con la parola, preferiamo costruire qualcosa.

La semplicità è il modo attraverso il quale si esprimono i grandi. Così qualcuno ha detto riferendosi a Benigni durante la trasmissione “Il senso della vita” e considerando la nostra istintiva simpatia, l’amore che abbiamo sempre provato per questo artista italiano, non possiamo fare a meno che esserne d’accordo. Bisogna avere coraggio nella vita, di essere veramente se stessi. Di esprimerci, di realizzare ciò che siamo, ciò che abbiamo dentro. Bisogna avere il coraggio di amare veramente, solo così potremo dimostrare di avere anche il coraggio di vivere. Il successo poi genera sempre invidia e se ci lusinga troppo, ci si adegua ed è facile cadere nel ridicolo. Dobbiamo pensare solo una cosa : non c’è nessuna aspettativa da rispettare, se non la nostra.

Se sei stanca, immensamente stanca di essere ciò che non sei, di dimostrare agli altri che vali e che ti comporti in modo avveduto, corretto, normale insomma.

Se hai provato in tutti i modi di farti amare da chi avrebbe dovuto amarti, se hai provato in tutti i modi di farti accettare da chi avrebbe dovuto accettarti, se hai provato in tutti i modi di essere ciò che in realtà non potrai mai essere per farli contenti ed hai cercato di adeguarti ai loro desideri, ora facendo le somme a circa metà della tua vita tra i 43 e i 47 anni, ti rendi conto di questa vita quasi passata, sprecata, inutile. C’è di che sentirsi dei falliti. Non hai realizzato neanche uno dei tuoi sogni, neanche uno. Hai semplicemente vissuto, sopravvivendo come fanno tanti, la maggior parte di noi.

Forse in quel momento troveremo finalmente in noi stessi il coraggio di vivere. Forse in tutto questo tempo abbiamo soltanto seminato, o pulito i campi e arato. Abbiamo preparato la terra.

Avere coraggio è quanto ho sempre contestato negli altri, in chi mi stava vicino. Ma ero io stessa a non averne. O forse era semplicemente attesa del momento giusto ?

E’ proprio vero, negli altri notiamo soprattutto i difetti che siamo noi per primi ad avere.

E anche nell’amore: che senso ha guardare sempre in noi stessi ? Ragione di più per detestare la superficialità, la mediocrità dei sentimenti tirati in ballo più per gioco che per verità del vero.

La vita è un passaggio, un attimo che scorre velocemente, anche se a volte sembra proprio non voler finire mai. Sai quanta invidia provo a volte per quelli che hanno la fortuna di dipartire ? Almeno quelli sono riusciti ad adempiere al loro compito, a portarlo a termine. Anche un neonato che muore ha assolto al suo compito, quello di essere un neonato per l’appunto, quello di dover cessare di esistere nella sua acerbità. Eccolo il messaggio. Ha adempiuto al suo compito. Ha realizzato lo scopo dell’Altissimo. Quello che a noi manca, a noi occidentali, è il valore della Vita. La Vita ha un valore altissimo. Pari a quello della morte.

Puah! Pesantina nei discorsi, non è vero ? Sempre stata così, ed ogni anno che passa è sempre peggio. So di non scandalizzare con le mie provocazioni, ma è possibile che non riusciate a vedere l’ironia che a volte si nasconde dietro le mie parole e di quanto in realtà non faccia altro che prendere in giro me stessa ? Credete veramente che io voglia prendermi tanto sul serio ?

Certo che parlo seriamente e molto seriamente anche. Ma, ahahahahah….una sana risata ora era quello che ci voleva.

La profondità si perde ? Svanisce nella confusione di intenti che ho creato ?

He, lo vorrei proprio sapere anch’io. Al momento io sono convinta di una cosa, ma in fondo spero di trovarne un’altra che abbia la capacità di farmi cambiare idea.

Ok, basta tergiversare e andiamo al sodo della faccenda, o meglio, andiamo al sodo della nostra storia.

C’era una volta……potrei partire così. Iniziando a raccontare una favola, una favola per i grandi.

Ma questa forse non è una favola, questa forse è la pure e semplice realtà di ciascuno di noi.

Sicuramente è un modo diverso di vederla, un vederla sotto un altro aspetto e una nuova luce.

Non è forse quello il compito principale di chi scrive, di chi crea ? L’artista reinterpreta la realtà a modo suo, la gira, la volta e la rappresenta nel suo modo unico e originale.

Perché ? Perché ha questo bisogno ? Perché non accontentarsi della semplice rappresentazione che ne hanno tutti ? Perché questi tutti poi ne riscoprono invece la bellezza ? Che cosa è la bellezza ?

Voi volete delle risposte ed invece io vi porgo delle domande. Sono tremenda non è vero ? C’è chi mi considera pesante per questo, molto pesante. Forse anche pedante. So di esserlo in questo momento e lo sto facendo apposta. Come vedete nella pesantezza si nasconde il giuoco.

Renderlo il più somigliante possibile a una di quelle seghe mentali che tanto detesto. Perché è proprio così che ci comportiamo nella vita. Io ora lo faccio solo per creare il contrasto. Il contrasto fra quello che vi racconterò e quello che sto dicendo ora. Ripetiamo sempre e solo gli stessi errori. Errori che spesso non ci rendiamo conto di compiere, perché guardiamo da un’altra parte.

Se vi amo posso anche diventare cattiva. Un Angelo nero, un angelo di Fuoco. Serve a voi per scuotervi, serve a me per immergermi sempre di più in questa realtà che sembra non appartenermi più.

E un giocare con le parole che può diventare pesante. Ma ci sono altri modi di giocare con le parole e questo modo è : raccontare la vita. Perché altri ci si possano rispecchiare, trovare qualcosa di nuovo, di buono, di bello. Non è facile farlo per chi ha già risolto il proprio karma e che si trova qui solo per adempiere ad una missione impossibile. Quella di salvare voi ? No, non preoccupatevi ormai non mi interessa più. Ho capito finalmente che non ha senso farlo e che Qualcuno con maggiore saggezza ed esperienza di me aveva sempre avuto ragione, non c’è alcun bisogno che io sprechi la mia Vita per questo. Non capireste comunque. Inizierete a farlo solo quando tutto sarà finito, quando la vita che avete condotto fino a quel momento non esisterà più, quando la maggior parte dei vostri cari sarà passata a miglior vita, quando quello che davate per scontato sarà soltanto un bellissimo ricordo. Capirete quando cercherete come disperati qualcosa o qualcuno che possa ancora dare un senso alla vostra vita.

Vorrei almeno poter salvare il Mondo, la Terra, l’Universo dai vostri errori.

Per potervi lasciare un domani un posto su cui tornare a vivere, imparando a farlo in modo armonioso. Io non posso – ora – inculcarvi qualcosa nella testa che non potete comprendere e vedere dentro voi stessi, anche inserendovi uno alla volta in una realtà diversa fareste di tutto per modificarla a vostro piacimento, corrompendola. Per questo ho taciuto per decenni sperando in tempi migliori, per questo ho rivissuto dentro di me ogni vostro giorno, ogni vostra ora dentro di me, non trovando altri ascoltatori che me stessa. Il segreto può essere svelato solo quando tutti già sanno e quindi non è più un segreto. Ora è il momento, ciò che dico è già stato svelato da tanti altri in giro per il mondo, pezzetti della mia vita sparsi al vento. Cose per me importanti come l’aria che diventano assolutamente inutili. Non posso più ricattare nessuno. Ma il mondo le rende stupide e senza senso. Le rende a volte ridicole. Vengono usate e sfruttate da altri così da dare loro una valenza commerciale e non più spirituale. E’ così che va il mondo….

Buona lettura a tutti !

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Capitolo 1

RESTA QUI. NON TE NE ANDARE.

Lisa stava guardando giù. “Accidenti! Come mi piacerebbe essere lì adesso! Ho provato a parlarne con loro, ma non vogliono sentire ragioni. Cosa posso fare per convincerli ? Io devo andare. Devo andare adesso e non fra qualche secolo!”

Andrea la raggiunse sulla balaustra e le chiese: “Che stai facendo ? Stai meditando ancora sui tuoi insani propositi ?”

“Uffa, Andrea, cerca di capire. Io non posso più restare qui, io devo andare. Devo.”

Vennero raggiunti da Eleonora e da Monica prima che lui potesse obiettare qualcosa nella sua direzione. Sensibili come erano, si erano subite accorte che c’era una discussione nell’aria.

L’ennesima discussione a dire il vero. Lisa infatti ne stava parlando da tempo e ormai stava esaurendo tutti gli argomenti a disposizione.

“Allora Lisa” le dissero in coro “stai ancora cercando di convincerlo a cambiare idea ? Tu lo sai che noi non lo faremo mai, sai anche che lo stiamo dicendo unicamente per il tuo bene. Dovresti restare qui almeno ancora per un po’, il tuo voler andare ora è troppo prematuro. Ne ricaveresti soltanto sfortuna e dolore.”

“Ma io non posso più restare, non ce la faccio. So bene quello che mi aspetta, so che sarà molto dura. Ma devo andare. Vi prego, cercate di capirmi almeno voi!” disse Lisa con un’espressione che rivelava la sua disperazione.

“Beh, che si sta facendo qui ?” tuonò una voce alle loro spalle. Era il padre di Lisa. Un uomo barbuto, grande e grosso come un Babbo Natale ma senza le renne e senza il tipico completo rosso bordato di bianco. Lisa lo guardò con amore. “Papà che ci fai qui ? Non dovresti origliare, lo sai.”

“Io non stavo origliando, non ne ho bisogno. Sono semplicemente preoccupato per te, per la tua testardaggine. Tu sai che questo non porterà a niente di buono. Ti ho avvertita più di una volta ormai….Mi rendo conto però che nessuno di noi finora è riuscito a farti ragionare.”

“Vedete, “ rispose Lisa posando lo sguardo su ognuno di loro “il fatto che questo mio bisogno è più forte di ogni vostro ragionamento, non mi importa a cosa andrò incontro. Io devo andare. Ora.”

Il padre di Lisa, rassegnato, scuotendo il capo si girò e allontanò dal gruppetto camminando piano e pesante. Ad un certo punto fu scosso da un tremito, lo vide alzare un braccio verso il viso. Forse stava piangendo.

Megan aveva due anni, riccioli castani che le contornavano il viso paffuto. Rideva sempre, era sempre felice. Apriva i suoi occhioni grandi sulle cose che la circondavano e la stupivano. Era una gioia per gli occhi, vederla. Dormiva sana, mangiava di gusto e non piangeva quasi mai.

(segue)
ok , vi ho linkato e adesso ? Editoria Indipendente

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  1. […] Articolo completo fonte: Noi, così vicini agli Angeli « Emilianadefortis's Blog […]


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