Pubblicato da: M.E. | 6 ottobre 2010

da Appunti di Elisa Sanacore: il blocco dello scrittore

Ho voluto riportare questo articolo di Elisa S. tratto dal suo blog personale per utilizzarlo come punto di riflessione e eventualmente da trattare come argomento di discussione nel nostro forum:

Il blocco dello scrittore

Esiste veramente il cosiddetto blocco dello scrittore? Molti risponderanno in coro sì.
Io non sono tanto sicura che esista, o almeno ciò che capita in certe circostanze non lo chiamerei blocco, con implicita connotazione negativa e destabilizzante.
Prima di tutto dobbiamo metterci d’accordo su cosa si intende per blocco dello scrittore. Di solito è chiamato blocco la sospensione della scrittura per periodi più o meno lunghi, sospensione causata dalla non voglia di scrivere, dal non trovare le parole, da una mancanza di idee, ecc.
Ora, se ci fermiamo a questi “fenomeni” e se il nostro obbiettivo è quello di “produrre”, di sicuro questi cosiddetti blocchi creeranno problemi, spaesamenti, senso di frustrazione, in colui/colei che scrive.
Io però preferisco un’altra prospettiva. Innanzitutto dobbiamo avere chiaro in mente che scrivere è un’attività creativa non produttiva, quindi è di tipo qualitativo non quantitativo. Come esempio cito il famoso Salinger con il suo Il giovane Holden, questo autore ha raggiunto una fama mondiale con questo unico libro (dopo ha scritto solo alcuni racconti). Questo cosa ci dice? Che ciò che conta nella scrittura, che definiamo letteratura, è la qualità non la quantità.
Se la scrittura è un atto creativo come possiamo pretendere di imbrigliare le forze creative in un business plan?
Nella scrittura creativa non può esistere programmazione, semmai disciplina, ma non programmazione.
Se incominciassimo a considerare la scrittura in questa prospettiva, molti dei nostri patemi sui blocchi non avrebbero motivo di esistere.
Se oggi non ho voglia di scrivere o se mi metto davanti al foglio e riscrivo una frase dieci volte senza essere soddisfatta o se rimango davanti al foglio o al video e la mia mente è vuota, qual è il problema? Oggi è così, punto. Scrivere implica anche questo, implica il silenzio e il vuoto. L’attività dello scrivere comprende i momenti in cui escono le parole e i momenti in cui le parole non ci sono o non escono.
Certo, non dobbiamo barare con noi stessi, dobbiamo essere onesti. Inutile dire vorrei scrivere ma non trovo il tempo o vorrei scrivere ma stasera esco. Le scuse sono scuse.
Ci vuole umiltà di fronte alla scrittura. Dedizione e umiltà. Ci si mette davanti al foglio o al video e questo esserci, questo stare è già scrivere. Implica fedeltà, in un certo senso. Fedeltà e dedizione, come fosse un’amante. E se per un giorno, un mese, un anno, l’amata non ha voluto parlare, tu sai che eri lì, con lei, eri lì con le parole che non avevano parole. Questo è l’amore per la scrittura.
I cosiddetti blocchi sono semplicemente i momenti di silenzio, nei quali più che altro si guarda, dentro e fuori, e si ascolta, magari le parole che dicono altri o le cose che capitano. E così questi stimoli entrano in noi e in noi creano dei percorsi misteriosi e quando saranno maturi usciranno e le parole fluiranno.
I silenzi e le parole sono semplicemente le due facce della stessa attività.
I cosiddetti blocchi non sono delle rotture, delle inattività, dei momenti vuoti… no, per nulla! Al contrario sono momenti di gestazione e per quanto faticosi possano sembrare, non lo sono più dei momenti ricchi di parole, anche perché chi scrive seriamente sa bene che le stesse parole escono a fatica.
Scrivere è simile a partorire non a vomitare.

http://elisasanacore.blogspot.com/

ciao Elisa, grazie e auguri !

Annunci

Responses

  1. A me piace scrivere sin da quando ho imparato l’alfabeto. All’inizio l’ho scambiato per amore per la lingua…
    Poi ho capito che riguardava qualcosa di più profondo: me.
    Non riesco a pensare ad una scrittura che non vada di pari passo con me. Se non scrivo per molto tempo mi sento frustata, se scrivo mi sento liberata, se sono letta e apprezzata anch’io mi sento letta e apprezzata.
    Non penso alla scrittura (perlomeno, quella non “di servizio”) come ad un lavoro, con delle scadenze, dei contratti, dei guadagni materiali…eppure non penso alla scrittura nemmeno come ad un non-lavoro. Lo è dal momento che non posso fare a meno di Lei.
    Personalmente… Per me non esistono blocchi dello scrittore ma solo tre categorie di problemi, molto diversi fra di loro:
    1) la mancanza di un tema, la necessità di una gestazione…come ha bene illustrato Elisa
    2) la mancanza dei lettori (reale o meno, può giungere dalla sfiducia dello scrittore verso il mondo, verso la necessità o utilità della propria creazione). Credo la scrittura, in primis, un atto di fiducia verso l’uomo, compreso il proprio sé
    3) la mancanza di tempo di valore (momenti di solitudine e freschezza mentale)
    Io ho vissuto con molto dolore il secondo momento…
    Poi un giorno la scrittura è tornata da me e ha curato le ferite inferte da una società che non da più valore all’arte di scrivere…

    • Salve Ester, ti rispondo solo adesso, a distanza di mesi, scusami, ma spero vada bene lo stesso. Hai espresso molto bene la casistica dei momenti di “panne” dello scrittore. Credo che siano tutti altrettanto comuni, dipende molto dal momento che lo scrittore sta vivendo. Quello che a me ha creato più problemi (in modo breve ma più incisivo) è stato però “la mancanza di tempo di valore” e spero di averlo inteso correttamente così come tu intendevi. Lo scrittore non vive in un mondo a parte, in un mondo coccolato e riverito, è integrato nella società in cui vive e specialmente agli inizi ne soffre tutte le condizioni: depressione, povertà, insicurezza, problemi di salute, economici, la ricerca continua di un posto dove vivere, la lotta quotidiana per la sopravvivenza.
      Insomma non è esente da tutti quei problemi che hanno anche le altre persone. Neanche il successo, la fama, la ricchezza lo esonerano dall’avere problemi di altro tipo: la malattia, la morte, i fallimenti affettivi, la paura di perdere i propri lettori, i blocchi creativi e così via.
      E sia nel primo caso che nel secondo si può quindi arrivare a vivere veri e propri momenti di solitudine pesante, di non riuscire più a vivere quella freschezza mentale che aiuta l’evento creativo in se’. Di essere in palla (ma non perchè privi di idee o di storie da raccontare, anzi spesso le storie che aspettano di essere riprese in mano e lavorate sono diverse e tutte piuttosto interessanti ma non si riesce lo stesso a scrivere, perchè?), di sentirsi vuoti dentro per altri motivi che con lo scrivere non hanno niente a che fare ma che sono semplicemente umani. Vi verrebbe da dire “ma dai! scrivi che ti passa! scrivere è la migliore medicina!” eppure si è depressi, si è disperati al punto tale che un arte così importante in quei momenti diventa un’altra cosa senza senso della propria vita…
      A dire il vero, ancora non ho capito bene perchè questo avviene.
      Qualcuno ha un parere al riguardo? Tu che ne pensi Ester?

  2. Come scrittore estremamente discontinuo sono perfettamente d’accordo con te, non esiste il blocco, esistono momenti creativi e momenti no. Non si può essere creativi a comando. Gli artigiani (con tutto il rispetto per la categoria) producono quantitativamente, gli artisti creano qualitativamente.

    • Salve Roberto,
      forse non si nota molto ma l’articolo non è mio, ma poiché l’ho trovato un buono spunto di riflessione e un ottimo argomento di discussione me lo sono copiato e incollato qui dentro. Speravo appunto che qualcuno reagisse (positivamente) a questo post. Scrivo da diversi anni, non in modo professionale e quindi non sono soggetta alle pressioni e alla tempistica di una casa editrice. Il mio non si può considerare un lavoro, infatti non guadagno niente con esso, eventualmente spendo.
      Ma in tutti questi anni non mi è mai capitato di avere il blocco dello scrittore, non so neanche cosa sia. Che spesso abbia scritto cose piuttosto infelici, che altre volte sia andata meglio, scrivendo cose più gradevoli; è capitato e capita di continuo. Che io abbia delle pause anche. Giorni in qui lascio macerare quello che ho già scritto. Trovo molto interessante riprendere in mano pezzi scritti molto tempo prima e a volte con mia grande sorpresa trovo delle vere piccole chicche, cose ancora estremamente valide.
      Per quanto riguarda l’artigiano, secondo me sbagli a giudicare il lavoro di un artigiano una produzione quantitativa piuttosto che qualitativa, sarà che a me viene in mente lo scultore del legno quando penso ad un artigiano, essendo il legno un materiale che apprezzo molto. E creare un Gesù da un pezzo di legno “inanimato” e fargli prendere vita con le proprie mani e lo scalpello non mi sembra un’opera che predilige la quantità alla quantità. Ovvio che se come artigiano, tu pensi ai moderni artigiani attrezzati con i macchinari tipici dell’industria, tipo quelli che costruiscono porte e finestre in serie, allora lì secondo me non si può parlare di artigianato vero e proprio. Insomma per me il vero artigiano è quello dei bei tempi andati, è una specie di ideale romantico. E notevolmente, decisamente un artista. Nel vero senso della parola.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: