Pubblicato da: M.E. | 26 ottobre 2010

Che tu sia per me il coltello di David Grossman

Ecco uno dei miei libri preferiti, del quale vi ho parlato durante il corso di scrittura creativa.

Il commento di questo sito è molto interessante:

StradaNove – Che tu sia per me il coltello.


David Grossman, “Che tu sia per me il coltello”
Quando il corpo si fa parola e, la parola, corpo…
trucco!

trucco! trucco! la copertina trucco! INDISCUSSA PROTAGONISTA DI QUESTO INSOLITO romanzo epistolare è la parola; una parola “senza pelle” perché scuoiata da un’insaziabile fame di verità, esaltata nel suo altissimo potere erotico, sempre colma di significati. Questo è il libro delle parole nude e piene.
Myriam compie l’impercettibile gesto di stringersi nelle braccia, quasi a volersi isolare da chi le sta attorno affinché gli altri non sappiano mai dei suoi “giorni maledetti”, di quanto sia piena di un dolore impossibile da dividere con qualcuno, sufficiente per una persona sola.
“Una verità può essere colta da un passante, un estraneo può trasmetterla più fedelmente di chi la conosce e la patisce” (Erri De Luca).
Yair è quel tipo di estraneo, è un uomo aggrovigliato che passa la vita a districarsi e non trova requie, intimamente si compiace della propria complicatezza e rende grazie alla sua sensibilità quando questa gli permette di commuoversi e innamorarsi avendo colto quel gesto distratto di Myriam. Da qui le parole sentite, sudate e poi scritte; da qui la scelta di due amanti epistolari che si dicono “voglio che tu sia per me il coltello, anch’io lo sarò per te”, che con coltelli affilati e misericordiosi avvertono l’urgenza di scavarsi per amore dell’amore, per disgusto dei legami strategici che spesso legano le coppie, per vivere e affinare le loro identità senza immagini appartenenti ad una realtà di cui ambedue hanno paura.    Così non si seducono, ma si amano subito, si cercano trovandosi sempre e si ricercano in sè come nell’altro, si riescono ad aprire con chiavi segrete scoprendo di avere una lingua comune perchè non sono disposti ad “infrangersi nelle parole degli altri”.
Anche il tempo tra loro non è quello reale del quotidiano che sfiora o lacera e poi passa, il loro è “un tempo circolare e ogni momento si trova esattamente alla stessa distanza dal centro”, e i mesi passano. E realtà incombe: la fisicità non lascia scampo e tutte quelle parole si sente il bisogno di sussurrarle sulla pelle dell’altro, si ha voglia di “qualcosa di concreto, vivo, caldo, che si pieghi fra le mani”, perchè i dorsali dell’anima si stanno atrofizzando per la pesantezza delle illusioni.
Occorre allora violentarsi e con non poco dolore iniziare a viversi completamente come recita la “Quinta lezione d’ebraico” di Hezi Leskli: “Quando la parola si farà corpo e il corpo aprirà la bocca e pronuncerà la parola che l’ha creato, abbraccerò questo corpo e lo adagerò al mio fianco”.
Ma per compiere questo rito, conclusivo e inziatico allo stesso tempo, occorre superarsi e imparare a non aver paura della paura, occorre essere sani e molto forti.
Oppure perdersi e ammalarsi di nostalgia.

David Grossman, Che tu sia per me il coltello, trad. di Alessandra Shomroni, Mondadori, 1999, pagine 330, £ 30.000

Gloria Caccia 9 marzo 2000

trucco!

 

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