Pubblicato da: M.E. | 15 novembre 2010

Quell’ immagine così romantica dello scrittore perso…

Riflettevo. La storia di Megan va completata, portata avanti fino alla fine. C’è chi si aspetta il proseguo e attende di vedere pubblicato il risultato.

In pochi mesi ho iniziato a scrivere ben tre racconti contemporaneamente, le storie dentro la mia testa non mancano, anzi fanno a pugni tra di loro per poter uscire alla luce del sole e dipingere segni, grafici e simboli sulla bianca carta come fosse una magia, un incantesimo.

Me lo immagino questo scrittore che dietro al suo tavolino, apparecchiato di carta, penna e calamaio nella quiete di una mansardina trafitta da un raggio di sole si contorce, geme tenendosi la testa fra le mani. Soffre perché i personaggi premono da dentro la sua testa e vogliono uscire. Tentano la fuga attraverso i suoi occhi infilandosi tra il bulbo oculare e le palpebre, dal naso facendosi largo nelle narici, dalle orecchie in punta di piedi facendo leva sul timpano, dalla bocca facendo attenzione a non finire tra i denti e allargando con forza le labbra del malcapitato. Minuscoli esseri, poco più grandi degli gnomi. Fanno un casino indescrivibile, una confusione senza pari, aggrovigliando le loro stesse storie. C’è un tale parapiglia che ad un certo punto lo scrittore non potendone più, urla: “Bastaaaa! Adesso basta! Finitela tutti quanti ! Zitti!”

E tutto di colpo si acquieta. I personaggi si sono abissati, rintanati spaventati nei meandri del suo cervello, nascosti dietro le pieghe della sua materia grigia e sbirciano ogni sua reazione. “Ehi, psst, dimmi che sta succedendo là fuori ?” “Ma non lo so” “C’è stato un urlo spaventoso, ho avuto così tanta paura!”

Lo scrittore si alza dalla scrivania e osserva le foglie dell’acero rosso che cadono nel vialetto trascinate da un vento tiepido. “Oh, finalmente un po’ di pace!” esclama. Scende di sotto, si prepara un thè caldo in cucina, prende un pacco di biscotti dalla credenza, si dirige in sala verso il divano e si accende la tivù.

Ecco cosa faccio io ogni tanto, li ignoro, non li ascolto, cerco di tornare ad una vita normale, piatta e senza stimoli.

Stavo pensando che la scena che ho appena descritto verrebbe molto bene in un film, un film tragico-comico ovviamente, un po’ grottesco. Lo scrittore è sempre quello che vive con la testa per aria, quello che esiste in un mondo tutto suo. In realtà analizza, studia e ricerca per la maggior parte del tempo. Lavora di testa per la maggior parte del tempo, è cerebrale peggio di uno scienziato.

In realtà è il lavoro che deve fare su di sé quello che conta di più. Prima di tutto si deve liberare delle paure:

  1. la paura di parlare di se’, di aprirsi, anche quando non scrive autobiografie c’è sempre del suo;
  2. la paura del giudizio della gente e dei commenti alle cose sue;
  3. la paura di affrontare i suoi fantasmi, i suoi dolori;
  4. la paura di ferire chi ama, scrivendone;
  5. la paura del successo o del fallimento (no, quello inizialmente forse meno, uno scrittore in genere il fallimento se lo aspetta di più). Paura di non poter reggere poi le aspettative dei lettori.
  6. Paura di venir torchiato, controllato, spronato…paura di non poter più essere libero.
  7. e la paura principale: quella di non avere talento alcuno.

Sono mille le insidie e le insicurezze che colpiscono uno scrittore.

Personalmente credo di essere riuscita a superare, almeno in parte, le prime 4 paure. Ma ancora lotto duramente contro la paura nr. 5 e la paura nr. 7. Della paura nr. 6 non ne sortisco gli effetti visto che ancora non ho raggiunto il successo, quindi ….

Per superare le paure bisogna affrontarle. A muso duro anche se ti tremano le gambe. Chiudi gli occhi e ingoi. Ti butti e precipiti. E’ l’attesa che ti frega, il passo che aspetti di fare prima di muoverti.

Ma arriva il momento in cui ti trovi davanti a quella porta e la devi aprire. Ormai sei fuggito per così tanto tempo che gli eventi ti hanno portato proprio lì, di fronte alla porta da aprire. “E dai! Abbassa quella maniglia!” Sono proprio i personaggi dentro la sua testa a spronarlo, ad incitarlo, a fargli il tifo.

Mi riecheggia nella mente una frase che ho sentito qualche tempo fa:”Quando uno sa esattamente quello che vuole, è sicuro che ne abbia il talento.”

I veri artisti, come lo è anche il mio amico Joe, anche se vive in una dimensione castrata dalla propria madre che ne frena ogni atto liberatorio, sanno nei minimi dettagli cosa vogliono.

Hanno già il disegno di tutto nella loro testa. E la testa rischia di esplodere se non se ne liberano. Possono trasformarsi in mostri, in persone che a loro volta vogliono dominare, controllare gli altri, perché sono stati a lungo dominati e controllati.

Io lo ammetto. Del lavoro che faccio, non me ne frega quasi niente. Lavoro solo per poter portare a casa la pagnotta e riuscire (sempre se riesco) a pagare l’affitto dell’appartamento in cui vivo.

Non sono stupida e quindi quando ho l’estro buono riesco a fare buone cose anche lì, ma ogni tanto deludo i miei superiori che si aspettano di più da me. Se resto abbastanza a lungo in un posto riesco persino a fare una discreta carriera, non si sa come, visto che a me non interessa.

Sembra però che avere talento in un campo non escluda il fatto di averne altri. Hey, maliziosi, che andate pensando ? No, quella cosa lì proprio non c’entra, anche perché non la uso proprio in tal senso.

Io non vedo il motivo che possano volere di più da me, in fondo faccio del mio meglio, considerando che faccio una cosa che detesto fare perché quella che vorrei fare non la posso fare. A meno che non mi sganci completamente dal mondo, smetta di pagare affitto, bollette, smetta persino di mangiare, di spendere soldi per la benzina, per Internet e mi metta a vivere come una barbona a tutti gli effetti.

Una che non ha più niente da perdere, è libera, non ha più problemi, dicono.

Non lo so, io non ci credo che essere dei clochard significhi veramente essere liberi. io vedo e sento tanta disperazione nei loro occhi, nelle loro parole. A volte gretti e meschini fra di loro, si ucciderebbero per un posto al sole sulla panchina al parco e per un giornale quasi nuovo trovato nel bidone dei rifiuti.

Le cose che raccontano gli altri, quelli che non ci sono mai passati, sono perlopiù fesserie romantiche.

C’è una immagine dei Tarocchi, l’Eremita, che accompagna queste figure. Un eroe solitario che non si ferma mai, che non ha obblighi verso nessuno.

C’era una mia amica che ogni volta che per sbaglio mi sfuggiva di dirle :” Tu devi fare…ecc..” mi rispondeva risoluta : “Io non devo proprio niente, l’unica cosa che devo fare è allargare le gambe quando devo pisciare”.

Volgarotta, ma rende bene l’idea.

Vedete ? Io quando scrivo prendo sempre una marea di viottoli e di stradine diverse. Vorrei tornare a parlare di Megan, che mi sta aspettando con la sua storia, ma ci sono mille altre cose da raccontare e che premono per uscire sulla carta.

Non cammino verso una direzione precisa, sembro più passeggiare distrattamente lungo la darsena di un porto in cui galleggiano cadaveri, attraverso campi coltivati a grano ormai maturo dove le coppiette vanno a fare l’amore, dentro boschi fatati in cui si nascondono folletti e animali parlanti, cammino nel cielo azzurro e mi tuffo nelle nuvole, combatto contro un drago e poi ripiombo in un ufficio polveroso pieno di impiegati – impolverati anche loro – e resi scorbutici dalle troppe carte e dai timbri.

Vivo di fantasia ? Beh sì, sono una scrittrice è ovvio che viva di fantasia. Ma il mio esserlo, nonostante cerchi di darne un esempio, un assaggio poderoso, non è riconosciuto.

Altro problema che dite ? Gli scrittori sono riconosciuti come tali solo se pubblicano un libro di successo.

Vogliamo sfatare questo mito ?  Prendiamo di nuovo me come esempio. Io al momento sono una libera scrittrice on line, ho diversi Blogs e mi esprimo su quelli.

Se fossimo stati ancora nel 2001 sarebbe già stata una cosa eccezionale, ma siamo nel 2010 e la cosa è ormai diventata talmente banale da non fare alcuna notizia. Si può addirittura pubblicare un libro in Internet partendo da 3.80€. Ma scusate perché devo pagare io per vedere pubblicato il mio libro ? Faccio così schifo come scrittrice da dovermi ridurre a questo ?

In genere – sempre se le cose non sono cambiate anche lì – si viene pagati quando viene pubblicato un libro e non il contrario. Dite che ci devono passare tutti attraverso questo iter ? Mah, aspetterò tempi migliori o agirò in questo modo soltanto se avrò soldi da buttare via o per mio semplice diletto personale di veder pubblicato un libro anche senza lettori.

Nel frattempo il punto principale rimane sempre quello: finire la storia di Megan.

Ma qual’è l’intreccio ?  Quale direzione vuole prendere Megan ? La storia di Megan, più che della sua vita effettiva,  è la storia della sua vita spirituale. Quello che quest’ultima ha prodotto dentro di lei e quanto l’abbia avvicinata o allontanata da Dio.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: